lunedì, ottobre 23, 2017

Tiziano Ferro, la gobba che non si vede

Gli uomini non sono tutti uguali. Diceva Einstein che se giudichi un pesce da come si arrampica su un albero si sentirà per tutta la vita uno stupido. Lui lo sapeva bene, perché aveva subito le conseguenze della sua diversità in un mondo di falsa uguaglianza. Una teoria saccheggiata ampiamente da Alberoni nei suoi libri degli anni ottanta che lo innalzarono alla gloria fino a farlo diventare il più famoso sociologo italiano e conquistare la presidenza del Centro Sperimentale di Cinematografia (a proposito di attinenze).

Oggi lo storpiamento del pensiero di Einstein lo ritroviamo a qualsiasi convention illustrato dal guru di turno pagato profumatamente per sapere cose che appartengono alla nostra filosofia classica. Loro però ti tirano fuori questa storia che se nasci albicocca non sarai mai una pesca, per quanto tu ti convinca di imitarla, sarai sempre una cattiva pesca, quando potevi essere un’albicocca perfetta.  A te sembra più semplice di Aristotele, Platone e Kant e compri il loro libro.

Nonostante ciò l’omologazione forzata è talmente radicata nella nostra mentalità che persino una persona aperta, nota per le sue larghe vedute, come Daria Bignardi, punzecchia altrui ferite ignara di quante persone offenda con la sua spontaneità di massa, definendo “molto grosso”  “ciccione terribile e  “palla” Joe Bastianich in una foto in cui ha 20 chili in più perché aveva smesso di fumare.

Daria Bignardi indaga poi sulle cene saltate del bulimico Tiziano Ferro, e  si lascia andare a doppi sensi triviali con lui -omosessuale- come non avrebbe mai fatto con un eterosessuale. E come colui  che attacca un biglietto sulla schiena del gobbo facendo dell’ironia sulla gobba.

Che campioni!  Non è come attaccarlo su una schiena dritta: regge meglio, è più facile, fa ridere tutti. Tranne il gobbo.

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