mercoledì, novembre 22, 2017

Step-Child Adoption, ma cosa è?

Step-child Adoption, se ne stà parlando molto in questo periodo, ma non tutti sanno ancora bene di cosa si tratta. E nell’ignoranza come sempre si fa confusione permettendo strumentalizzazioni, come in questo caso, da parte di coloro che si oppongono al Ddl Cirinnà sulle unioni civili.
Ad oggi la step-child adoption per le coppie omosessuali è legale in 28 paesi nel mondo: Tra questi in 21 è possibile adottare anche figli senza legami biologici con entrambi i partner mentre negli altri 7 (Colombia, Germania, Estonia, Croazia, Slovenia, e Australia) si riconosce solo l’adozione del figlio biologico di uno dei due partner.
Partiamo dal significato letterale del termine inglese “step-child” ovvero “figliastro” e “adoption” ovvero “adozione”. L’art.5 del Ddl Cirinnà, infatti, tenta di regolamentare l’adozione del figliastro in una coppia gay o lesbica dando la possibilità al genitore “non biologico” di adottare il figlio, naturale o adottivo del partner. 

È importante sottolineare un aspetto non trascurabile, ovvero che mentre il Ddl Cirinnà regolamenta le unioni civili non solo tra omosessuali ma anche tra eterosessuali, rispetto alla step-child adoption la norma si riferisce solo alle coppie omosessuali in quanto per quelle eterosessuali esiste già questa possibilità nel caso siano sposate da almeno tre anni o nel caso abbiano vissuto “more uxorio” ovvero “secondo il costume matrimoniale” cioè come semplici conviventi a patto che siano sposate al momento della richiesta.

Molti oppositori di questa norma sostengono che esiste già la possibilità di richiedere l’adozione del figlio del partner in una coppia omosessuale per cui non ritengono necessario prevedere un articolo specifico nel Ddl Cirinnà ma anzi lo considerano un pretesto per regolamentare in qualche modo la pratica volgarmente definita “dell’utero in affitto“. 

In parte è vero, come dimostra la sentenza del 2014 del tribunale dei minori di Roma che ha riconosciuto la prima adozione omosessuale della storia d’Italia basandosi sull’articolo 44 della legge sulle adozioni del 4 maggio 1983 che prevede l’adozione anche per coppie non sposate “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”. In questo caso la giustizia ha dovuto sopperire ad un vuoto normativo nell’interesse del minore.

Si tratta però di un tema talmente delicato che tocca direttamente la serenità e l’uguaglianza dei diritti dei minori che non può essere lasciato alla discrezionalità della giustizia ma richiede alla politica un atto di coraggio e responsabilità nel tentativo di regolamentare e quindi gestire un fenomeno sociale che esiste nonostante, come sostengono gli oppositori più duri, prevede il ricorso ad una tecnica vietata in Italia come è la fecondazione assistita.

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