mercoledì, novembre 22, 2017

“Vergognatevi. Se in Italia abbiamo ancora molti problemi con l’omosessualità è anche grazie a questi tipi di pubblicità che sfruttano l’immagine dei gay senza dare nulla di visibilità autentica”.
Questo il commento dell’editore di una storica rivista gay che suggerisce a Findus di rivolgersi a loro come “consulenti”. Ricordo che si sono rivolti a una donna di una delle più importanti agenzie di comunicazione di Milano che si occupava di statistiche di mercato LGBT internazionale, chiedendole se lei fosse, nella sua imperfezione, “una donna biologica”.
E’ tutta la vita che mi confronto con le istituzioni e l’associazionismo industriale, faccio il doppio della fatica, come ogni minoranza, per rendermi credibile, per farmi ascoltare, mentre al mio fianco vedo presentarsi persone con il tanga leopardato e l’olio sugli addominali, ostentando la ricerca di una distanza che io mi impegno ad accorciare.
Ho fondato una rivista gay, Qmagazine, incentrata sul turismo distribuita nel mondo in 50 paesi e tutti la possono leggere e sfogliare senza imbattersi in immagini simil-porno, trovandovi invece moda e uomini e donne come Sandra Bullock, Oliver Stone, Alex Britti, racconti storici su Alessandro Magno e Efestione, quadri che raccontano la rivoluzione di Frida Kahlo, foto dei viaggi di Salgado.
Ho fondato, con le persone che mi sono intorno, etero e gay, persone e basta, diverse società, in particolare una: Marketing Unique Solution, nata proprio per portare anche in Italia quello che all’estero è una realtà comprovata: un advertising dedicato per il segmento di mercato LGBT.
Lo sapete che c’è una 500 Fiat per questo mercato presentata a Madrid ma non in Italia? Perché nessuno fa quello che ha fatto Findus fino a ieri? La paura di ricevere insulti. Come noi li riceviamo ogni volta che facciamo uno spot per le nostre aziende del turismo. Ero amareggiato quando ho visto che Findus era vilipesa da moltissime persone per questa scelta, ma la più grande ferita viene proprio dalla presa di posizione di una parte del mondo gay stantia e irriducibile.
Poi i commenti che sono apparsi a uno a uno alla dichiarazione integralista si sono susseguiti. Una condanna unanime, un crescendo di “non parlate a nome mio”, di persone che la pensavano come me. Sono oltre 100 persone che li biasimano nei commenti, che gridano “basta” pubblicamente.
Allora mi sono accorto che non sono più solo in questa battaglia.
Ho capito che la più grande associazione di aziende del turismo LGBT nel mondo mi ha nominato ambasciatore dell’anno, è perché sa che l’Italia sta cambiando, e perché sa che l’Expo2015 ci porterà un vento di apertura, ci porterà nel mondo al pari degli altri, senza gli insulti per un coming out di fronte a un piatto pronto, senza che la cinquecento gay style sia venduta ovunque ma non qui.
E’ una lotta durissima, ma ho fatto tutto questo prima di trenta anni con una manciata di persone che credevano in questo cambiamento. Ora vedo che sono migliaia, etero, gay, lesbiche -sì le lesbiche che scansate da anni e io voglio abbracciare – trans, famiglie… e tutti come siete. Vedo che gridate come me: ce la possiamo fare se non sputate sulla mano tesa. E sono felice.
Alessio Virgili
Ambasciatore italiano IGLTA
(International Gay And Lesbian Travel Association)

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