Il rifiuto dell’Eros: la punizione di Narciso

Il mito di Narciso secondo la versione greca

Secondo il mito Narciso, figlio di un dio e di una ninfa, era un giovane dalla bellezza straordinaria di cui molti si innamoravano, indistintamente dal sesso; tuttavia egli non voleva concedere il proprio amore a nessuno, e passava le sue giornate dedicandosi alla caccia. Di lui si innamorò, secondo la più celebre versione del mito delle Metamorfosi di Ovidio, la ninfa Eco, già condannata da Venere a ripetere le ultime parole sentite. La ninfa, sopraffatta dal rifiuto del giovane, trovò nascondiglio presso i boschi, dove nessuno avrebbe più potuto vederla. Alla fine Narciso morirà quando, avvicinandosi a uno specchio d’acqua, cadrà nel vano tentativo di abbracciare la sua stessa immagine.

Narciso, affresco da Pompei, I sec. d. C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Un mito, quello di Narciso, che durante i secoli, oltre che artisti, ha attratto poeti e filosofi, ma anche scrittori come John Keats, Oscar Wilde e André Gide, ma soprattutto Sigmund Freud, che legò Narciso al troppo amore per sé, esattamente come oggi lo intendiamo nella lingua corrente.

Benvenuto Cellini, Narciso, 1540 c., Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Una fonte greca, contemporanea o poco precedente al latino Ovidio, tramanda invece che di Narciso si innamorò un ragazzo di nome Aminia (Ameinías), che si vide rifiutare e che accettò il triste (e perfido) dono che Narciso gli diede: una spada. Il racconto, breve, è dello storico Conone Ateniese, è vale la pena di riportarlo per capire quale destino incontrò Narciso, cioè la punizione che gli diedero gli dei:

“… a Tespi, in Beozia (la città non è molto lontana dall’Elicona) nacque un fanciullo, Narciso, che era assai bello e spregiatore di Eros e degli amanti. Mentre gli altri suoi innamorati si stancarono di corteggiarlo, il solo Aminia era molto perseverante e continuava a supplicarlo. Poiché quello però non cedeva, ma anzi gli aveva mandato pure una spada, si trafisse davanti alla porta di Narciso, dopo aver molto invocato il dio perché lo vendicasse. Così Narciso un giorno, vedendo la sua immagine e la sua bellezza riflesse nell’acqua di una fonte, fu il solo e il primo a divenire, in modo assurdo, amante di se stesso. Infine, disperato, ritenendo di subire una giusta punizione per aver disdegnato l’amore di Aminia, si uccise. Da allora gli abitanti di Tespi stabilirono di onorare e venerare ancor più Eros, e di offrirgli sacrifici, sia in pubblico che in privato. La gente del luogo pensa che il fiore del narciso è nato dal loro suolo, laddove fu versato il sangue di Narciso”.

Caravaggio (?), Narciso, Galleria Nazionale d’Arte Antica – Palazzo Barberini, Roma

Leggendo questo mito ci accorgiamo quale sia il messaggio (quasi didattico) dietro la storia di Narciso, un monito fortemente morale che condanna chi rifiuta Eros, vale a dire l’amore in ogni sua forma.

Tintoretto, Narciso, Roma, Palazzo Colonna

Artista tedesco attivo a Roma, Narciso, 1640 c., The John and Mable Ringling Museum of Art, Sarasota

John Gibson, Narciso, 1838, British Museum, Londra

Salvador Dalì, Metamorfosi di Narciso, 1937, Tate Gallery, Londra

Adi Nes, da “Boys Series”

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