mercoledì, novembre 22, 2017

Patrizia Prestipino: l’Homo sindaco di Roma

Questa intervista è stata Realizzata per QMagazine due mesi prima delle elezioni nazionali. Patrizia aveva appena annunciato la sua candidatura a Sindaco di Roma. Oggi leggerla ci fa capire ancora meglio quello che è accaduto e potrebbe accadere.

 


I politici del suo stesso partito prendono le distanze da lei anche quando gli porta i voti con l’orecchio. Rutelli, Gasbarra, Renzi ne sanno qualcosa. Ma non la ignorano: ogni giorno uno stillicidio di anonimi rametti accresce il suo rogo di strega. Che colpa dovrà mai espiare Patrizia Prestipino? La diversità, non altro. I suoi uffici pubblici e la sua casa sono esplosioni di colori solari che la rappresentano in uno specchio aperto e inconsueto, dove si aggrovigliano biglietti di ragazzi, post it di sportivi, trofei paraolimpici, arcobaleni gay, magliette solidali, foto di bambine, di alunni del suo liceo, di cani e gatti. Wall di Twitter e diario di Facebook sono inondati di esplosioni di un affetto trasparente e sincero, giudicato puerile dal gotha della politica. E proprio questo suo modo di essere, colpa inestinguibile, è la forza di questa donna tra la gente: pensionati che vogliono devolverle metà delle entrate mensili per vederla sindaco prima di morire, ragazzi che si offrono volontari per i suoi flash mob; laici, cattolici, ambientalisti, persone fragili, imprenditori, si alternano sulla sua bacheca assieme a dediche con Minnie. Gente senza tessera di partito, ma pronta a votare con la matita a scalpello, incidendo la scheda con la rara rabbia della moderazione e un’immensa fiducia in chi non li ha mai, mai, traditi. Il loro sogno è di vedere quell’ufficio in Campidoglio ridipinto di arancione, la Protomoteca illuminata da glitter, un portone sempre aperto sui Fori ad accogliere tutti, e dalla finestra più bella del mondo un saluto con un braccio avvolto in monili di caucciù e perline di desideri fucsia a dirci che qualcosa è cambiato.

E partita da un teatro colmo e commosso la campagna per la sua candidatura a sindaco di Roma per le Primarie del PD; come si è sentita quando è stata chiamata su quel palco?

Come se fosse la prima volta che parlavo in pubblico. Sentivo che non era un intervento come quelli che faccio quotidianamente. Mi sono esposta. Anche se c’erano 500 persone che mi conoscevano, era come se rinascessi senza nulla oltre la mia pelle e i miei ideali. Era l’inizio di un’altra avventura appassionante, di una nuova fase della mia vita.

A giugno, quando ha lanciato la candidatura a Sindaco di Roma, molti hanno minimizzato sostenendo che non ce l’avrebbe fatta mai, giudicandola come una fastidiosa interferenza alla candidatura di allora di Nicola Zingaretti.

Di Matteo Renzi dicevano le stesse cose; guardi dov’è ora.

Sì, ma Renzi ha avuto una serie di fortunate coincidenze dalla sua: nemici eccellenti –tipo Marchionne- che gli hanno dato, involontariamente, una spinta. E nonostante ciò ha dovuto combattere contro i suoi compagni di partito. Le tocca la stessa sorte, e in più lei è donna…

Rottamartice e donna: non è uno dei punti di partenza più facili mi rendo conto. Tuttavia l’onestà che mi contraddistingue è uno dei punti di forza di questo percorso. Devo lottare invece per dimostrare le mie capacità di governo, di programmazione. E questo non dipende dall’essere donna.

Lei è la prima però a indurre nell’equivoco: il pay off della sua campagna la definisce “l’uomo giusto per Roma”. Alcune donne non hanno gradito. Perché per dimostrare il nostro valore dobbiamo sempre definirci con attributi maschili?

Assolutamente no, intendevo l’esatto opposto. “Homo” nel senso latino, essere umano. E’ un modo di dire “basta” sia al maschile che al femminile, creando un punto di discussione sull’individuo. Era una provocazione, mi è piaciuta e l’ho portata avanti.

Matteo Renzi dopo il big bang della Leopolda, cui lei ha contribuito ampiamente, non ha ricambiato il favore appoggiando la sua candidatura a sindaco, anzi Lorenza Bonaccorsi, renziana del PD di Roma, disse che pur stimandola alle primarie avrebbero votato Nicola Zingaretti.

La Rottamazione non è un fatto di brontosauri o brontosaure (che sono ancora più dure ad estinguersi). La rottamazione riguarda politici che stanno in Parlamento da cinque legislature o si approcciano alla pubblica amministrazione con metodi che porteranno il PD al suicidio per annegamento da M5S.

Dietro alle sue spalle, proprio al centro delle variopinte pareti di questo ufficio, c’è una sua foto da ragazza con Walter Veltroni. E’ da qui che parte questo vortice di emozioni e ricordi. Come si è sentita quando Renzi ha detto che Veltroni doveva andarsene in Africa… Un momento buio della campagna, ancora più oscuro quando Veltroni se n’è effettivamente andato…

Rimasi malissimo, mandai un messaggio a Walter che mi ringraziò per la solidarietà. Non so perché Matteo Renzi fu così duro…

…Forse per staccarsi di dosso l’etichetta di veltroniano, liberarsi di un mentore che poteva tarpargli le ali.

Bisognerebbe chiederlo a Renzi. Certo fu molto aggressivo, ma eravamo nella fase più difficile del movimento della Rottamazione. E’ anche vero però che dobbiamo soprattutto a Veltroni, l’apertura di questa nuova fase.

Sembra però che ormai Renzi si sia fatto perdonare. Nel confronto televisivo per le Primarie è risultato vincente per capacità di sintesi e chiarezza di posizioni molto popolari.

Era il più adatto a quel format. Ed essere popolari non è un male.

E’ stato molto chiaro sul taglio dei costi della politica. Lei cosa ne pensa?

Sono d’accordo con Renzi. Sono scelte obbligate in questo momento, sono esempi che dobbiamo dare, altrimenti accadrà a livello nazionale quello che è accaduto a livello locale. Dobbiamo invece conquistare l’elettore maturo, che condivide le nostre istanze, ma che vuole chiarezza di programmi e un esempio etico di responsabilità politica. Lo dico con tutta la lucidità: saremo consumati dall’antipolitica se non usciamo fuori da certe logiche. Lo dico come donna, insegnante, e come amministratrice territoriale: bisogna fare i conti nelle nostre tasche, tagliare i privilegi. Se non lo diciamo chiaramente finiremo al ballottaggio e indovinate un po’ chi vincerà?

Anche a Roma?

Anche a Roma se candidiamo un uomo di apparato, uno che rappresenta un pacchetto di tesserati, andremmo sicuro al ballottaggio.

Come è stato quando fu candidato Francesco Rutelli? Alemanno vinse anche con i voti di una certa sinistra allora…

Non voglio fare nomi o dietrologia, ma se non troviamo degli outsider, andremmo al confronto diretto con l’antipolitica e perderemo. Per questo sono necessarie le Primarie, per una selezione libera, di spinta popolare.

Sembra che lei raccoglierà molti voti dalla destra.

Bene, non me li vado a cercare, ma non mi fanno schifo come a qualche mio collega di partito. Certo non è che apro le braccia a Casapound, ma perché non accettare qualcuno del PDL che ha deciso di cambiare e invece di non votare vota il PD: non solo Patrizia Prestipino, ma il PD!

E quali saranno i punti principali del programma per il rilancio dell’economia?

La cultura, il turismo. Questa è la ricchezza di Roma.

Le stesse parole di Matteo Renzi, lui aggiunge anche la tecnologia…

E infatti è indispensabile. Per rendere accattivante il nostro patrimonio culturale dobbiamo adeguarci agli standard dei nostri competitor internazionali.

E in tema di diritti civili?

Siamo indietro come legislazione e come cultura. Siamo stati condizionati per anni a non prendere posizioni laiche. Eppure, figure come Andrea Riccardi, il Cardinal Martini ci hanno dato grandi di apertura. Invece no, continuiamo con le nostre chiusure mentali. Un esempio? Adele Parrillo compagna di Stefano Rolla, vittima di Nassirya, si trova ogni volta a “imbucarsi” nelle manifestazioni ufficiali, non ha diritto neanche al dolore senza una fede al dito. Ecco, se sarò sindaco garantirò l’uguaglianza, abolirò tutte queste differenze tra mogli e compagne, tra maschi e femmine. Ma mi farò garante anche dei doveri, attenzione. Perché se è vero che tutti hanno dei diritti sarò implacabile con chi non rispetta le regole.

Il pane e le rose insomma, ma con la pancia vuota è difficile discutere di diritti. Su twitter Vendola è stato attaccato duramente durante il dibattito per le Primarie proprio su questo aspetto.

A parte che su twitter ci sono delle correnti che pilotano opinioni in modo sistematico, comunque è vero che un cassaintegrato, un precario, un disoccupato, una famiglia che non arriva a fine mese sia poco sollecitata su temi come i matrimoni gay. Ma invece si parte proprio da quello. Il tema dei diritti è fondante per dare il via a un cambiamento di tutto. Se non cambia il modo di pensare, non si apre la mentalità non ci si rinnova, è vanificato lo sforzo economico, l’investimento di scelta.

E chi ha scelto Fiorito?

I vari “Fiorito” rappresentano una cultura clientelare, un modo di essere anche dell’elettore. E’ una cultura latina diversa da quella anglosassone dove questo sarebbe inconcepibile.

Mi ha appena risposto come fece Luca Barbareschi a una domanda analoga…

Oddio mi sembra strano. Tra me e Barbareschi c’è una distanza siderale. Comunque sono sicura che se Fiorito si ricandidasse verrebbe rieletto.

Ma non la spaventa questa agghiacciante constatazione?

Sì, ma faccio di tutto per cambiare le cose. Ci sono anche persone molto diverse da quelle che votano i vari Fiorito, quelli che votano me ad esempio.

Fra raccolte di firme e punzecchiature varie lei si trova davanti tanti ostacoli in queste Primarie. Ora che Zingaretti si è alla Regione chi sono i suoi avversari?

Io non l’ho capito. Per molto tempo mi è sembrato che l’unica candidatura certa fosse la mia. L’unica cosa chiara era che quasi tutti mi sono contro nel mio partito e all’opposizione. La gente no invece. Per questo la mia campagna la farò in mezzo alla gente con la mia Pat-mobile, un furgoncino colorato con il quale ho iniziato a girare per la città. Poi vedremo, sono pronta. Comunque sembra che contro di me ci sarà Mario Adinolfi cui la candidatura è stata in qualche modo “strappata”, Umberto Marroni un dalemiano doc, Enrico Gasbarra che è ancora incerto. La verità è che il concetto di Primarie non è stata ben recepito. Si pensa di poter fare come la scorsa volta: un paio di cene a casa di Goffredo Bettini quando ritorna dalla Thailandia, il quale farà il suo nome per il sindaco, come fece quello di Rutelli, magari uno alla quarta o quinta legislatura. Così non solo regaliamo Roma a Beppe Grillo, ma scaviamo la fossa al PD.

Lei è la compagna del senatore Riccardo Milana e negli ambienti politici romani, è inutile nasconderlo, si insinua malevolmente che parte del suo successo politico è dovuto a questa relazione. Quando non lo ha seguito nell’Api e nell’UDC ha spiazzato tutti. Forse questa candidatura è anche una rivendicazione personale, un modo di dire a tutti: guardate che ce la farò da sola…

No, assolutamente. Questo è lo scotto che paghiamo noi donne. Se siamo brave è sempre perché siamo “mogli di”, “compagne di”. Guardi Isabella Rauti, una donna eccezionale, coltissima, una politica di grande spessore anche se di idee opposte alle mie. Quanto le potrà dar fastidio essere definita “moglie di Gianni Alemanno”? E lo stesso potremmo dire di Monica Cirinnà, moglie di Esterino Montino, e su fino a Nilde Iotti con Togliatti. Non c’è scampo: dobbiamo essere l’appendice di qualcuno. E invece no, per la miseria! Mi volevo candidare a sindaco e l’ho fatto senza padrini, né padroni. Staremo a vedere. Lei stessa scrisse anni fa quando ero solo una semplice consigliera municipale “attenti alla bionda pensante” ed è proprio così. State attenti.

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