domenica, ottobre 22, 2017

Oliver Stone racconta Alexander

Un ritratto credibile e una nuova popolarità alla figura di Alessandro Magno fu data dal film Alexander di Oliver Stone. Quando venne a RomaOliver Stone per presentare il film fu fatta questa intervista. Era reduce da un vero e proprio flop sul mercato americano, dato il mimino rigore storico della pellicola, cui il pubblico statunitense evidentemente non era abituato.

Disse innanzi tutto che sperava nel mercato europeo meno “bigotto” di quello statunitense e per sua stessa ammissione anche meno “ignorante”.

Lei è particolarmente bravo a raccontare luci e ombre della società americana, cosa l’ha spinta a girare un film storico su un personaggio della classicità?

Questo film è costato 155 milioni di dollari: è budget più alto che abbia mai avuto nella mia carriera, soprattutto se si considera che per girarlo abbiamo impiegato solo 94 giorni. Ci siamo inoltre spostati su tre continenti tra Marocco, Thailandia e Inghilterra. E’ stato veramente molto impegnativo: immaginate solo la logistica di cavalli ed elefanti, le armature, le comparse. Insomma se mi sono preso un impegno di questa portata era perché già da tempo sognavo di fare un film su questo personaggio.

Non amo un genere in particolare: ho fatto film sullo sport, thriller, film di guerra, ho parlato di mio padre in Wall Street, ma per tutta la mia vita ho ammirato quest’uomo e l’ho ammirato sia come figura che come persona. La sola idea che un uomo fosse chiamato “magno”, “il grande” mi entusiasmava.

In questa brama di conquista per istruire i popoli alla civiltà molti hanno letto delle somiglianze con il comportamento dei vertici politici americani. E’ voluto? 

Alessandro era un conquistatore, ma il suo scopo era di ampliare i propri domini per rendere il mondo unito. Attraverso le sue guerre ha portato una serie persone dell’ovest verso l’est, lui stesso ha sposato tre straniere. Spesso ha donato i territori vinti restituendo le risorse; Bush ha fatto delle guerre per il petrolio finendo il lavoro di conquista iniziato dal padre. Conquistano per arricchire l’America, non i paesi che invadono. Alessandro invece è stato il primo a sognare un mondo senza confini. Dopo la sua morte il mondo era migliorato. Era un esploratore e un valoroso guerriero, un uomo di straordinaria apertura mentale che ha fondato 80 nuove città, si è evoluto facendo sue tutte le usanze, la cultura, i principi dei popoli che ha conquistato, senza mai imporre i propri. Del suo coraggio parla Tolomeo che lo racconta come uomo che conquistava per la paura della morte. E’ la paura della morte, infatti, che secondo Alessandro distruggeva gli uomini. Infine il suo valore è indiscutibile: è stato ferito otto volte in modo quasi mortale, ma non ha mai smesso di combattere.

Cosa la affascina delle biografie?

Le biografie, questa, come anche quella sui Doors, sono di grande interesse per me, ma anche molto impegnative, perché devi fare i conti qualcuno che è esistito realmente, e non puoi fare come ti pare.

Vista l’importanza data al rapporto edipico di Alessandro con la madre, al centro del film c’è di più la narrazione o l’emozione? 

Il cuore di questo film risponde alla domanda: cosa sapeva Alessandro della morte di suo padre? Rimane fino in fondo il contrasto, il rimorso, il dubbio nei confronti della madre. D’altra parte non aveva altro modo per diventare re se non vedere morire il padre. Nessuno può dire storicamente se abbia partecipato al complotto per la sua uccisione. Personalmente credo che amasse il padre. Secondo me Alessandro ha avuto per tutta la vita un grande desiderio di amore.

Guardando ad alcune scene di amore fra Alessandro ed Efestione sembra che non sia voluto andare fino in fondo… erano classiche scene da bacio, ma senza bacio, messo magari in altri momenti dove non era così indispensabile…

Questa storia della sessualità di Alessandro mi ha dato un sacco di problemi di cui non voglio più parlare. Alessandro era eterosessuale, omosessuale, bisessuale o forse transessuale… anzi direi pansessuale perché amava chi voleva… sono sofismi stupidi era aperto e allo stesso tempo vulnerabile; peccato ci sia questa reazione verso la liberta. Bisogna avere apertura mentale per capire, cosa che sembra difettare agli americani.

Il fatto che il film in America sia stato criticato per l’aspetto dell’omosessualità sembra pesarle molto.

Non mi stupisco dei pregiudizi critici nei confronti di un’epopea su un personaggio come Alessandro Magno che viene giudicata per i suoi gusti sessuali. Io però ho il diritto di fare i film che voglio: a basso budget come Talk radio, o milionari come Alexander. Non ho pregiudizi di alcun tipo, ma ho bisogno di fare un film come mi piace. Oggi l’americano medio non vede più in televisione o al cinema quello che si vedeva un tempo. Non si vedono mai storie di operai o altri aspetti “poveri” della vita sociale. Mi viene in mente l’imperialismo sovietico, dove non si doveva mai rappresentare alcune realtà. Negli Stati Uniti oggi è lo stesso: alcune cose non possono circolare e tra queste la descrizione dell’omosessualità. Gli americani sono arrivati a trasformare un eroe illuminato in “Ale il gay”. Non potevo prevederlo, però c’era da aspettarselo da un popolo che neanche conosce la sua storia – che è di appena trecento anni – un popolo che vede Il Gladiatore o Troy e pensa che quella sia la vera storia dei romani e dei troiani e che quindi non può arrivare a capire un film così curato storicamente come Alexander. Io ho raccontato la storia di Alessandro un uomo che ha creato un impero in dieci anni, una cosa che non è mai più successa nella storia dell’umanità e mi sono ritrovato a parlare della lunghezza dei gonnellini.

Ha avuto anche problemi politici per le sue dichiarazioni inerenti al film?

Il film è stato giudicato ancor prima di essere visto: la sinistra ha subito fatto il paragone con “Bush il conquistatore” con il quale sono stati fatti erronei parallelismi e la destra mi ha accusato di aver glorificato un omosessuale.

Nei suoi film fa spesso uso di sceneggiature ricche di monologhi, perché? Cerca di approfondire il messaggio che vuole dare?

I monologhi non sono scritti per mandare messaggi, ma per dare emozioni. A tempi di Alessandro Magno inoltre c’era un modo di parlare abbastanza spigoloso per questo ho scelto anche Colin Farrell in quanto irlandese ha una mimica e un modo di esprimersi più vicino ai canoni classici.

E’ completamente soddisfatto della grande opportunità ma anche del difficile compito che ha assegnato a Farrell?

Sicuramente Colin è stato molto bravo: ha fatto quasi tutto da solo, anche nelle scene di battaglia tra polvere e condizioni di disagio, siamo ricorsi agli stunt solo rare volte.

Val Kilmer si conferma uno dei suoi attori preferiti

Beh in questo caso l’ho preso perché voleva seguire da vicino Angelina.

Angelina Jolie è una madre fin troppo bella e giovane… forse un po’ troppo per apparire la madre di Colin Farrell…

Angelina è una delle donne più mature che conosco per la sua età: è cresciuta, si è sposata e divorziata, ha adottato figli… credo che sia la più anziana trentenne del mondo… Poi Val Kilmer si era innamorato di lei – non corrisposto- e ho dovuto prenderla per lui.

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