lunedì, dicembre 11, 2017

Maria Callas – la Rinascita Femminile della Tragedia Greca

Maria CallasVissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva“. La famosa aria della Tosca calza perfettamente a Maria Callas.

Non tanto per la voce, unica al mondo, dovuta a un palato a forma di “guglia gotica” come ci racconta Roberta Maresci nel suo libro “Maria Callas“, edito da Gremese, ma proprio perché visse soprattutto d’arte, stravolta da amori infelici, che accettò come un divenire inesorabile e necessario del fato nella sua accezione greca.

Maria CallasFu sempre e soprattutto un’artista, con le spalle rivolte al pubblico, come Charlie Chaplin e Laurence Olivier, per essere nella verità della quarta parete, schiava del melodramma, della tragedia che scorreva nelle sue vene.

“Ho la casa piena di fiori, sembra un’immensa camera ardente, ma mi manca sul comodino quella rosa che ogni donna desidera”.

Maria Callas

Quale rosa? Un figlio mancato? Una madre anaffettiva? Un amore devastante come Aristotele Onassis

Nessuno può saperlo, ci dice Roberta Maresci all‘Hotel Quirinale di Roma, durante una serata dedicata alla memoria della Divina, cui è stata intitolata la suite nella quale amava soggiornare uscendo dal teatro dell’Opera (comunicante con l’Hotel per un passetto segreto).

Abbiamo anche assaggiato le ricette della cantante raccolte nel libro “La divina cucina” di Bruno Tosi corredate da una mostra di ritratti di Maria Callas di Giovanni Truncellito. A raccontare Maria Callas invece ci ha pensato il Canale Diva (Sky 129) della Studio Universal, in un documentario.

Bella non era, ma ha saputo divenire divina. Una transizione dolorosa che non poteva che renderla un‘immagine perfetta di forza e contraddizioni.

Maria Callas

Il primo grande rifiuto è stato quello della madre, che non l’amò dalla nascita.

Maria Callas

La gestione di questa ferita incolmabile rese Maria algida, altera, non pazza, ma sufficientemente ribelle da staccarsi quando fu invitata dalla genitrice a “essere carina” con certi ufficiali quando non c’era il pane in tavola.

Grassa e solitaria, divenne magrissima sognando la taglia 38 di Audrey Hepburn e finendo per imitarla dal cappello in giù. Tutto da sola, perché dal padre fu staccata a forza con disperazione.

Oggi non parleremmo di lei se non l’avesse scoperta il più grande esteta di questo secolo: Luchino Visconti, l’uomo, il gay che ha dato i contorni alla bellezza, nella sua accezione sofferta e decadente, e quindi anche a quella di Maria, in ogni sua espressione.

L’ha diretta in cinque opere in cui ha segnato i personaggi femminili per i secoli a venire. Lei si innamorò del regista, dando il primo cenno della sua attitudine all’autolesionismo sentimentale.

Maria Callas

Maria Callas e Pierpaolo

Roberta Maresci nel suo libro ci racconta che chiese a Visconti di lasciare sempre un fazzoletto imbevuto del suo profumo sul divano, in modo che lei potesse annusarlo in sua assenza. Poi fu la volta dell’allievo Franco Zeffirelli con cui non ebbe liaison se non lavorative. Egli sublimò alcune interpretazioni di Maria rendendole ritratti unici, come nel caso di Tosca al Covent Garden.

Chi invece si innamorò di Maria Callas fu la potentissima e crudele Elsa Maxwell dalla spietata gelosia che la spinse involontariamente nelle braccia di Onassis.

Dalla rottura devastante con il suo “Ari” che la umiliò sposando Jacqueline Kennedy, nacque l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, anche lui sofferente per il contemporaneo abbandono di Ninetto Davoli. Fu una grande amicizia, e neanche a dirlo, Maria si innamorò di lui dichiarandosi apertamente in alcune lettere tenerissime. Pasolini teneva molto a lei e fu l’unico a placare questa sua disperata ricerca del padre lasciato nell’infanzia.

Entrambi si sono offerti, finanche con il loro stesso corpo, immolati, per esprimere quello che avevano dentro, tutta la poesia l’uno, tutta la tragedia l’altra. Poi, abbassato il sipario, e dopo l’ultimo ciack, nessuna rosa sul comodino per questi due piccoli principi del pianeta dell’Arte.

Letizia Strambi

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