La Pina, un autentico ed energico fiume in piena

La Pina si racconta a QMagazine

Un autentico ed energico fiume in piena, un po’ naife un po’ gangsta. La Pina è, indiscutibilmente, la speaker più amata d’Italia, la punta di diamante del palinsesto di Radio Deejay. Fa poche incursioni nel mondo televisivo, come quella in Pechino Express, il programma che le ha regalato “il più bel viaggio della mia vita” ci rivela ancora emozionata, forse perché il tutto è coinciso – per gli #sposini – con luna di miele con il suo Emiliano.

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È stata davvero così intensa questa esperienza?

Sarò banale ma il viaggio di Pechino Express è stato una bomba! La Birmania è un paese straordinario; certo ho fatto quel viaggio in un modo che è speciale, che è quello di chiedere i passaggi, di poter dormire in casa delle persone del posto, quindi oggettivamente ne ho avuta una visione molto profonda e molto forte. Gli abitanti sono veramente meravigliosi, è proprio una Saint Honoré con tutte queste ciliegine, una roba di una bellezza immensa. Come in Vietnam che è un paese fatto di persone dolcissime e accoglientissime.

Un viaggio che non ti è piaciuto?

Le Filippine invece sono molto più dure, Manila forse è stata una delle città che mi ha scioccato di più, per la violenza e per tante altre cose.

Quello che ricordi con piacere?

Il Perù, anche quello un viaggio straordinario! Il Machu Picchu è una cosa bellissima però molto forte, anche per il fatto dell’aria rarefatta, sapete è una bella legnata per fartelo tutto! Sicuramente è un posto che va visto almeno una volta nella vita. In Europa mi è piaciuta molto Atene.

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Che tipo di viaggiatrice è La Pina?

Pazzesca, una delle più brave, mi organizzo con largo anticipo, smanetto molto sul web per cercare le combo aereo/albergo ideali. In genere conosco quasi tutti gli alberghi delle città in cui sono andata, perché me li studio, guardo le tipologie delle camere, etc.

Che tipo di viaggi ti piace fare?

Ho due metodi di viaggio diversi: uno è quello per piacere, e uno è quello per SOS Villaggio dei Bambini che è un’associazione con cui collaboro da anni. Per piacere diciamo che per il 99% sono a Tokyo, mentre se ho poco tempo, magari un week end, scelgo qualche capitale europea.

Come nasce il tuo amore per il Giappone?

Ci vado da quando ero piccola, perché i miei ci lavoravano negli anni ’80 e ho continuato ad andarci con una certa regolarità. È diventata, quindi, una grande passione per cui ho sempre voglia di andarci, c’è chi ha il mal d’Africa io ho il mal di Tokyo (ride).

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Come prepararsi quindi a un viaggio in Giappone?

Intanto a marzo esce il mio libro sul Giappone, quindi, io direi innanzi tutto di partire da lì. Documentarsi prima: Tokyo non è una città dove arrivare e poi sbattere la testa così a caso, è una città complessa, piena di contraddizioni ma estremamente affascinante, i giorni non bastano mai per vedersela tutta… è per questo che poi uno ci ritorna, ci ritorna e ci ritorna. È una nazione forte: per certe cose è delicata, per altre è un paese che si ferma quando fioriscono i ciliegi, è un popolo che si ferma a guardare i petali dei fiori, insomma questo la dice lunga su chi sono. Dall’altra parte i giapponesi sono molto diversi da noi, sono molto puliti, sono educati, tutto funziona e questa cosa che tutto funziona, e che nessuno ti dà fastidio, nessuno ti deruba, nessuno ti frega, mi consente di sentirmi in una condizione di vacanza… è un posto che mi fa ricaricare le “batterie del cervello”.

Qualche consiglio per chi ha “voglia” di Giappone?

Conoscere le sue due facce: quella della tradizione, quindi i templi, per esempio il tempio Meiji a Yoyogi Park ma anche Shibuya che è la parte più tecnologica, la parte più “di struscio”, con continue proposte di immagini, di suoni, la contemporaneità di rumori, sapori e luci. Questa è una cosa che di solito genera un fortissimo stimolo per il cervello perché il fatto che tu ti muova in maniera completamente diversa dal solito rappresenta già di per sé un viaggio.

Fobie da viaggio?

Sinceramente no, forse gli alberghi brutti sono la mia fobia, andare in un albergo brutto, ma a Tokyo è impossibile, sono tutti belli! Mi danno fastidio i ritardi, mi danno fastidio i contrattempi, quello molto… però appunto, forse sarà per quello che mi piace il Giappone!

Qualche gesto scaramantico prima di partire?

Nessuno! Mi piace fare la valigia in un certo modo, con tutte le cose divise, in bustine, borsine, molto ben organizzate, la copertina da portarmi in aereo, la crema abbronzante, cioè sono molto “accessorize”, sono una ragazza kitsch.

Cosa non deve mancare mai nella valigia de La Pina?

Delle copertine morbide, io ho sempre nella mia valigia questi straccetti, che hanno l’odore di casa e di mio marito (Emiliano Pepe ndr); perché mi piace molto viaggiare ma allo stesso tempo sentirmi anche a casa.

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Raccontaci dei tuoi viaggi di solidarietà…

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Tutto è iniziato con SOS Villaggio dei Bambini, il fondatore è austriaco, costruiscono villaggi che sono in tutti il mondo e solo in Italia ce ne sono sette. L’idea è quella di costruire dei veri e propri villaggi, fatti di casette, in ognuna di queste vengono sistemati 8, 10 bambini a seconda di quanto sono poveri e di quanti orfani ci sono da ospitare. I bambini ospitati da quel momento diventano tutti fratelli e si tenta di formare una nuova famiglia; dove si ricostituisce la famiglia, si ricostituisce anche la possibilità di vivere bene. All’interno di questi villaggi vengono aperte delle scuole in modo tale che ci sia interazione con il resto della comunità e spesso anche ambulatori medici che vanno dal dentista al pediatra. Personalmente mi sono impegnata per far attivare dei servizi per rimanere in contatto con le famiglie d’origine sia come supporto psicologico sia come supporto economico per uscire dalla povertà.

Qual è il viaggio che ti piacerebbe fare e che non hai ancora fatto?

Il giro del Giappone a piedi! È una cosa faticosissima, mi piacerebbe cominciare ad aprile e finire, tipo, a giugno.

Pino Gagliardi

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