La comunione del terzo millennio

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di Letizia Strambi

Pensate ai vostri 21 anni. Se  c’è stato un momento in cui eravate belli era quello:  la pelle profumava, i capelli seguivano il vento scomposti e leggeri, il pensiero era rivolto al futuro con ottimismo e forza.

Ora pensate se tutto questo non vi fosse stato concesso. Se fin dalle scuole materne vi trovaste di fronte a bambini educati dai  genitori a una chiusura mentale, alla competizione. L’omologazione è una salvezza cui aggrapparsi, ma si scivola facilmente sull’orlo del baratro. Basta una dislessia, qualche chilo di troppo, il prolungarsi dell’infanzia ingenua, la spinta verso una persona dello stesso sesso.  C’è subito qualche bambino che te la fa notare la tua diversità, soprattutto in periferia, dove basta un cellulare a segnare un confine. Si scagliano le prime pietre, reali. Non basta più sedersi a un banco lontano, scansare l’infetto all’ora di ricreazione, irriderlo quando si è in branco. Si arriva a spingerlo verso quella finestra da cui gettarsi a 21 anni con tutta la vita davanti, in una spreco di possibili viaggi, amori, sogni, promozioni, canzoni, panettoni a Natale, fragole a primavera  e candeline ai compleanni. Tutto gettato in un “j’accuse” che ci riguarda tutti.

Se pensate di non essere razzisti e oggi metterete in bella mostra il vostro status di solidarietà su facebook e su twitter, dicendo “poteva essere mio figlio, ma per fortuna non lo è” vergognatevi, come mi vergogno io. Ho il pieno disprezzo per coloro che passano per la strada e vedendo un bambino sui loro passi piegato da una malattia neurologica  si fanno il segno della croce e dicono “Dio ti ringrazio per avermi dato un figlio sano”, come se nella malattia ci fosse una colpa. Rifiuti umani del bigottismo. Non ci sono malattie colpevoli e l’omosessualità non è una malattia. Pensate che esageriamo? E’ bastato il caso Barilla a tirare fuori chi siamo. Sono apparse frasi come “io non ce l’ho con i diversi, però…”. Diversi? Diversi da chi? Da voi? Ma per fortuna!

Un rigurgito di disprezzo malcelato è riemerso in tutta quell’italietta che ha buttato dalla finestra il suo futuro migliore, quello nel fiore dei 21 anni. Buttato giù dalla finestra in uno spreco inenarrabile di coraggio. Immaginate voi stessi a compiere l’atto di un tuffo nel vuoto. Si sarà detto “così vivranno la loro colpa gli omofobi, capiranno”. Purtroppo questo non avverrà, ma lui non poteva saperlo. Si crede ancora, a 21 anni, che in fondo a ogni cuore di tenebra ci sia la luce. Il problema di chi vive nella tenebra è che pensa di essere nella luce del giusto e non capirà la sua omofobia, il suo razzismo, la sua chiusura. “Io? Che c’entro io? Io non sono razzista con i diversi! Io perché mi devo vergognare se si rovescia la barca davanti casa mio? Io non mi vergogno, vado a messa tutte le domeniche, è l’Europa che deve pensarci”. Assassini. Mi ci metto anche io che faccio ben poco più di questo post e  forse prima che il gallo canti tre volte potrei tradire qualunque idea di giustizia, di fede nel prossimo mio, se dovessi pensare alla salvezza della mia famiglia, a me. La verità è come una spada, l’ha detto chi aveva più titolo di me per dirlo. Lacera per aprire ferite che la messa della domenica non guarirà se non si entra in comunione con il prossimo, se non rispetta la vita, se non ci si ciba del sangue di un povero Cristo che ieri era un nordafricano affogato, oggi e gay e ha soli 21 anni.

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