lunedì, ottobre 23, 2017

Gaetano Navarra, l’elogio dei contrasti.

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L’advertising recita: la creatività è un prodotto dell’innocenza.
Gaetano Navarra sa dunque quello che vuole dire attraverso la sua moda. Una sorta di noblesse trasgressiva trasuda dai suoi modelli, un rigore frammentato. Non a caso il suo regista preferito è Luchino Visconti. Questo ci dice molto sul suo modo di essere. L’apoteosi degli anni 90 in cui sfilarono per lui Linda Evangelista e Naomi Campbell, Kate Moss e Veruschka, si perpetua in una ricerca di volumi, fasti e innovazione, come per Visconti si celebrò, in ogni suo film, assieme alla contemplazione dell’innocenza, l’eclisse di una nobiltà, la sua splendida caduta, il tramonto perfetto e senza fine.
Vorrei soffermarmi su un punto di partenza fondamentale per Lei: Bologna. Ha un’immagine, un ricordo di formazione… cosa deve a questa citta? E poi anche un punto di arrivo che segnò la sua carriera da giovane: l’Oscar della Moda ritirato nello scenario del teatro greco di Taormina.

Cosa ricorda di quella sera, di quel momento?
La città di Bologna mi ha dato tutto. Sono debitore e per questo ancora oggi non me ne distacco, infatti la sede della mia maison è qui. A Bologna devo la mia formazione scolastica e umana, poi lavorativa. L’Oscar della moda è stato uno step importante della mia carriera, soprattutto perché sono arrivato a quel premio quando ero ancora molto giovane. Quella sera, in quel momento esatto, in quella splendida location, ebbi la consapevolezza che qualcosa era cambiato e sarei andato avanti. Dedicai quel premio a mia nonna, la persona più importante della mia vita. Mi ha insegnato il mestiere, mi ha insegnato a vivere, mi ha insegnato tutto. Devo a lei quello che sono, come stilista e
come uomo.

Che studi ha fatto?
Nulla di particolare: l’Istituto d’Arte, poi ho imparato lavorando subito; mia madre aveva un maglificio nel quale sono cresciuto.

Cosa della cultura bolognese ha influenzato il suo stile?
Bologna è per tradizione una città universitaria, dove si sente in anticipo l’innovazione, il cambiamento per via dei giovani che qui affluiscono da tutto il mondo arricchendola di idee e confronti. Questo ha influito su di me più che la cultura pittorica o architettonica: la ricchezza e la freschezza umana.

Abbiamo visto che lei viene definito un “giovane stilista” come molti altri colleghi della sua età che hanno battuto parecchie passerelle… Quando si diventa uno stilista e basta?                                                       Infatti! Ritengo che alla mia età uno debba essere un “bravo” o un “pessimo” stilista e non più un “giovane” stilista. Me lo chiedo anch’io, sono venticinque anni che lavoro e sono sempre “giovane”.

Perché la sua generazione e anche la successiva spende molto tempo nella ricerca di materiali diversi, innovativi?
Perché tutto è stato detto sui volumi soprattutto negli anni venti, e poi il tema è stato esaurito definitivamente negli anni ottanta. Da allora abbiamo cominciato a guardare ai nuovi tessuti per studiare qualcosa che fosse veramente diverso rispetto al passato. Il volume è tutto, la moda è una ricerca continua del volume giusto. La moda “è” volume.

Mi spieghi meglio quest’assioma. 

La moda è fatta di volumi, di millimetri, di centimetri. Portare un punto di vita su di tre centimetri cambia profondamente lo stile di un capo e la moda di una stagione, stesso dicasi per la lunghezza di una gonna, per l’ampiezza di un pantalone. I volumi dettano la moda e sono stati tutti esplorati e rivisitati. Alcuni pittori dedicavano molto tempo al disegno prima di dipingere come Leonardo, e ce ne sono altri come Tiziano che addirittura non disegnavano,
talmente era importante per loro il colore. Ci sono degli stilisti che fanno del taglio un diktat e altri che non vivono senza cucito e ricami infinitesimali.

Mi sembra che lei appartenga alla prima categoria…
Dal taglio nasce tutto. L’arte è lì nel cartamodello. Anche se nei miei abiti ci sono molti aspetti difficilissimi legati al cucito. Quindi entrambi sono importanti per me.

Lei fa uso del verde acqua nella sua ultima collezione, è una scelta unica e arditissima…
Le scelte dei colori si fanno molto prima, al momento del confronto con i fornitori da cui si intuisce quali saranno i colori che andranno la stagione successiva. Assodato che sarebbero stati di moda i colori pastello ognuno ha
osato secondo le proprie corde. C’è chi si adegua con un color pesca e c’è chi, come me, azzarda un lilla e un verde acqua.

E può anticiparci cosa andrà nell’autunno-inverno 2013?
Gonne lunghe, cappotti lunghi, le cose più interessanti saranno giocate sulle lunghezze. Le fantasie avranno un ruolo meno preponderante, dovuto al momento che impone un certo rigore.

Non per tutti, ci sono Paesi che sono in crescita, in quali nazioni viene maggiormente apprezzata la moda di Gaetano Navarra?
In Cina, Russia e America stiamo lavorando molto bene, mentre in Europa sembra tutto molto fermo.

Qual è il suo desiderio per sé stesso e per il suo staff?
Per il mio staff vorrei che crescesse sempre di più il lavoro e la gloria. Per me vorrei un vitalizio da parlamentare e nient’altro.

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