Genesi di Sebastiao Salgado

Lo scopo di Genesi è di ricongiungerci con il mondo com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo

Sebastião Salgado

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 Un’opera primigenia che sta alla fotografia come il primo raggio che squarciò il buio sta alla creazione. E allo stesso tempo un’opera possente per la densità delle immagini del testimone del mondo e poeta del bianco, del nero e delle mille velature di grigio che raccontano la terra e l’uomo che la abita

 

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Dalle Galápagos all’Antartico, dall’Algeria agli Stati Uniti, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea alla taiga dell’Alaska, ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Queste sono le 200 foto di “Genesi” di Sebastião Salgado, la mostra curata da Lélia Wanick Salgado che ha aperto in contemporanea a Roma, Rio de Janeiro e Toronto e che resterà aperta fino al 15 settembre.

Genesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo: uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta di conquistare una nuova armonia.

Il mondo come era, il mondo come è; la terra come risorsa magnifica da contemplare, conoscere, amare. Questo è lo scopo e il valore dell’ultimo straordinario progetto di Sebastião Salgado.

Genesi di Sebastão Salgado è un viaggio fotografico nei cinque continenti per documentare, con immagini in un bianco e nero di grande incanto, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il nostro pianeta. Salgado ha realizzato le fotografie, che saranno esposte all’Ara Pacis di Roma, andando alla ricerca, dal 2003 di quelle parti del mondo ancora incontaminate, di quei segmenti di vita ancora intatta, in cui il nostro pianeta appare ancora nella sua grandiosa bellezza e dove gli elementi, la terra, la flora, gli animali e l’uomo, vivono in un’armonia miracolosa, come in una perfetta sinfonia della natura.

 

La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ricalcano le zone geografiche in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

 

Una serie di grandiose foto in cui natura, animali ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente.

Un’altra parte del lavoro mette insieme le fotografie che ritraggono animali come parte medesima dei loro habitat naturali in cui il fotografo ha vissuto. Ha viaggiato tra le zebre e gli altri animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania, rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione. 

In mostra anche le immagini che mostrano diverse varietà incontaminate di popolazioni indigene: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto namibico; le tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea. Salgado ha trascorso diversi mesi con ognuno di questi gruppi indigeni per raccogliere una serie di scatti che mostrassero popolazioni in totale armonia con gli elementi, con le piante native e con gli animali selvatici.

Le immagini di Genesi, in un bianco e nero lirico e di grande potenza, sono una testimonianza e un atto di amore verso il nostro mondo.

 

“Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento; alle remote tribù dagli stili di vita cosiddetti primitivi e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane. Nonostante tutti i danni già causati all’ambiente, in queste zone si può ancora trovare un mondo di purezza, perfino d’innocenza. Con il mio lavoro intendo testimoniare com’era la natura senza uomini e donne, e come l’umanità e la natura per lungo tempo siano coesistite in quello che oggi definiamo equilibrio ambientale”.

Sebastião Salgado

 

 

Sebastião Ribeiro Salgado

 

E’ nato nello stato di Minas Gerais, in Brasile, dopo studi di economia e un percorso lavorativo vario in cui l’unica certezza è sempre stata la moglie Lélia Deluiz Wanick, ha vissuto a Londra e Parigi. Ha iniziato tardi a fare il fotografo entrando però nella Magnum, picco massimo della fotografia di reportage.

A un certo punto della sua carriera passando per Indios e un’Africa affamata, è tornato in Brasile, nella sua terra.

Sono celebri i suoi reportage nelle miniere, in cui si mischiano uomini e fango come formiche, o quelli nel deserto arido come i seni delle mamme che allattano e abbacinante come la sete di vita negli occhi dei bambini.

miniere sebastiao salgado

Nessuna disperazione ma un j’accuse pacato che travalica la cronaca. Salgado racconta infatti la storia con la penna dello scrittore, non del cronista. Poteva essere un maestro della moda ma ai giochi di luce con lo chiffon ha preferito quelli delle canottiere intrise di melma sulle pelli lucide e nere dei moderni schiavi. sebastiao salgado miniera di Serra Pelada

Ha dato al reportage una forma classica, rigorosa, come se fosse fotografia di moda: tutto ha i giusti spazi e le composizioni sono perfettamente equilibrate; filtrano attraverso la luce, i protagonisti nell’ambiente mettendo di volta in volta in evidenza occhi, gesti, attitudini. Dal 2003 ha iniziato a lavorare a Genesi per dare il suo contributo a salvare questo mondo. Dopo aver ritratto l’uomo come “manodopera” ha ricercato le sue origini, il connubio perso con la natura.

Con sua moglie Lélia ha creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale – che era a rischio di sparizione – una larga area in cui sino stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Instituto Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès.

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