Genderfluid, la storia di L. bambino di 9 anni che vorrebbe essere anche bambina

“Le bambine sono giustamente libere di esplorare il genere maschile, di indossare pantaloni, costumi di Spider e fare skate. Diamo anche ai maschi questa possibilità”

Il blog di una mamma italiana ha accesso le luci su un fenomeno di cui si parla poco, il genderfluid. Suo figlio che chiameremo L. ama esplorare il genere femminile con una curiosità tutta sua. Ama indossare i vestiti da bambina e scoprire l’uso di oggetti generalmente definiti femminili. Alle persone che vedendolo andare in giro con magliette rosa, ballerine luccicanti e borse, chiedono se si tratti di un bambino o una bambina, lui risponde semplicemente “io sono io”.

genderfluid QMagazine

«A fine agosto apro il blog e mi bastano pochi giorni per ricevere subito email che confermano la mia intuizione. Le famiglie vivono i bambini genderfluid con paura: di non capire, di non saper che cosa fare, delle reazioni altrui. Per fortuna quando incontri altri nella tua stessa situazione puoi anche trovare una forza nuova e cambiare occhi sul quel che ti accade. Ad oggi ho stretto contatti con 12 famiglie che hanno figli dai 3 ai 17 anni. In Spagna nel primo network nato nel 2013 erano in 20 contatti, oggi sono 500. Il mio blog comincia a diventare un punto di riferimento e questo può aiutare tutti noi».  Ha raccontato Camilla, la mamma di L. che si batte in Italia per la diffusione dei bloccanti.
Si tratta di inibitori ipotalamici che bloccano la produzione degli ormoni e ritardano quindi l’arrivo della pubertà. Lasciando ai bambini il tempo di maturare la decisione riguardo la propria transizione verso il sesso a cui si sentono di appartenere. Senza la pressione psicologica di un corpo che cambia, che può inevitabilmente portare a comportamenti disforici.

“Bisogna capire che la normalità non esiste e che la diversità, intesa come varietà, è la vera ricchezza del genere umano». Ha aggiunto Camilla.

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