lunedì, ottobre 23, 2017

Convivenze di Fatto VS Unioni civili: tutto quello che c’è da sapere

Tutto ma proprio tutto quello che c’è da sapere sulle convivenze di fatto, ottima alternativa alle unioni civili, anche tra persone dello stesso sesso.

Nell’euforia generale e i festeggiamenti per l’approvazione delle Unioni Civili, la seconda parte della Legge Cirinnà, quella dedicata alle convivenze di fatto è passata un po’ in secondo piano. Sono però in molti coloro che, per i più svariati motivi, scelgono di non impegnarsi civilmente pur essendo in una relazione di fatto. Vediamo insieme cosa cambia per tutte queste persone dopo l’approvazione della nuova legge.

Innanzitutto bisogna chiarire che per convivenze di fatto si intendono sia quelle eterosessuali che quelle omosessuali, quindi quest’ultime possono diventare una valida alternativa alle unioni civili. Infatti si intendono “conviventi di fatto” due persone maggiorenni, non vincolate da legami di parentela, affinità o adozione, né da matrimonio o unione civile; ma unite stabilmente da legami di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

Per accertare la stabilità della convivenza farà fede la dichiarazione anagrafica, infatti è da tempo che due persone anche dello stesso sesso, possono dichiararsi conviventi e condividere lo stesso stato di famiglia. Dunque per rivendicare i propri diritti di coppia, ed averli garantiti in automatico, basterà essere iscritti come conviventi nel medesimo stato di famiglia.

Ecco i diritti di cui parliamo:

Coabitazione. In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il compagno in vita può continuare ad abitare nella stessa casa per due anni o per un periodo di tempo uguale alla convivenza -fino ad un massimo di cinque anni- se questa è superiore ai due anni. Nel caso siano presenti figli minori o disabili il periodo minimo passa da due a tre anni. In caso di locazione, nell’eventualità di decesso o di recessione del contratto di uno dei conviventi, l’altro potrà avere la facoltà di succedergli nel contratto.

Rapporti patrimoniali. I conviventi potranno sottoscrivere con atto pubblico o privato, davanti ad un avvocato o notaio, un contratto di convivenza indicando residenza, modalità di contribuzione alla vita di coppia in base al lavoro, e regime patrimoniale della comunione dei beni. Che deve poi essere trasmesso in copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

Divorzio. La convivenza di fatto può essere rescissa unilateralmente o per matrimonio o unione civile o per decesso. Nel caso in cui uno dei due conviventi sia giudicato in stato di bisogno, il giudice può prevedere ad assegnare gli alimenti secondo una durata stabilita dal giudice stesso in base alla durata della convivenza. In caso di comunione dei beni, questa viene rescissa e sciolta in caso di divorzio.

Ordinamento penitenziario: coniugi e conviventi di fatto hanno gli stessi diritti.

Malattia o ricovero: coniugi, familiari e conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, assistenza e accesso a informazioni personali.

Edilizia popolare: I conviventi di fatto, a parità di condizioni, possono godere dei di diritti di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi e di edilizia popolare.

Direttive anticipate di trattamento terapeutico e direttive dopo la morte: ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale rappresentante con poteri pieni o limitati.

Danno parentale: in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano gli stessi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.

Misure di protezione degli adulti vulnerabili: il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora l’altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai sensi della norma 404.

Impresa familiare: al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa del convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare, ai beni acquistati con essi e agli incrementi dell’azienda.

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