mercoledì, novembre 22, 2017

Bloomsbury group: un regalo al pensiero libero

Sono stati pacifisti mentre infuriava la Grande Guerra, sono stati allegramente bisessuali mentre i gay erano un “abominio” da punire col carcere.

Sono stati femministi quando le donne non potevano neanche uscire di casa senza cappellino, sono stati democratici quando la famiglia reale aveva ancora natura umana e divina

Questa è la portata del coraggio di un gruppo di londinesi dell’elegante quartiere di Bloomsbury, da cui presero il nome: il Bloomsbury Group.bloomsbury group

Idee nuove, una primavera del pensiero in cui sbocciarono Virginia Woolf, Edward Morgan Forster, John Mainard Keynes, Roger Fry. Una compagine di inclinazioni, dalla letteratura alle arti figurative, dall’economia alla politica; una decina di personalità diversissime unite nell’intento di voler liberare l’arte e la vita dalle catene dell’ipocrisia e del perbenismo dell’epoca vittoriana. Non occorre essere fan di Downton Abbey per comprendere la portata della rivoluzione di queste menti illuminate, capaci di sostenere principi allora indicibili: il libero amore, l’accettazione piena dell’omosessualità, il ruolo della donna nell’arte e nella società, la necessità di emancipazione della classe lavoratrice. Una élite al di sopra delle élite spaventate da ogni progresso che osasse prendere sostanza oltre la forma.

Non ci hanno lasciato un manifesto programmatico, sarebbe stato troppo banale mettere per iscritto regole e intenzioni, per quei radicali reinventori della società.

Dobbiamo loro dei capisaldi nel movimento di liberazione omosessuale, fondati sulle opere letterarie che costituiscono le radici della cultura LGBT. Basterà rileggere “Camera con vista” di Forster, o “Gita al Faro” e “Una stanza tutta per sé” dell’immortale Virginia Woolf, per rendersi conto che da quel quartiere inglese è partita molto di più di una altezzosa sfida al buon costume vittoriano. È un lascito di gioia, un pensiero regalato a tutti gli uomini liberi, quello dei “Bloomsberries”. Preziosissimo anche in questi tempi così apparentemente moderni: “Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare”, programmava per sé la Woolf. Quanti di noi possono dire la stessa cosa, cent’anni dopo?

Gianluca Miserendino

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