Alessio Virgili: se stasera sono qui… per Patrizia Prestipino

Alessio Virgili presidente dell’Associazione Italiana del Turismo Gay & Lesbian ha partecipato all’apertura della campagna di Patrizia Prestipino. Questo è stato il suo discorso per sostenere la candidatura a sindaco.

 

Alessio virgili aigtl

Sono molto lieto di essere qui oggi per dare il mio sostegno morale a Patrizia che ho avuto l’onore di conoscere qualche anno fa. Ad unirci subito fu l’amore reciproco per gli animali, in particolare per i cani.

Mi colpì il fatto che un Assessore di un istituzione pubblica mi diede l’opportunità di essere ascoltato accogliendomi con un atteggiamento familiare, al punto che entrando nel suo ufficio mi sembrò di entrare a casa di un parente o amico pur non avendola mai conosciuta prima.

Ha i disegni dei bambini con dedica attaccati alle pareti  dell’assessorato come noi li abbiamo attaccati al frigo.

Insieme, io come Presidente dell’Associazione Italiana del turismo gay e Lei come Provincia di Roma, abbiamo fatto cose importanti per il territorio, tra cui l’aver ospitato una decina di operatori turistici stranieri che sono venuti lo scorso settembre per conoscere Roma e Provincia dal punto di vista della ricettività gay friendly. È stata una bellissima esperienza ed un’opportunità di business importante per le aziende turistiche del territorio, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale.

Ho letto attentamente il programma di Patrizia e vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che mi hanno colpito e che mi riguardano da vicino, quando lei parla di “Roma per la società e i diritti civili”, “Integrazione e inclusione sociale”, “Cultura e turismo” e “imprese giovani”.

Alcuni pensano spesso che siano i gay a volersi ghettizzare, e dividersi fra loro a scindersi in associazionismi diversi e a combattere battaglie basate esclusivamente sulla libertà sessuale. Io non so quale sia la ricetta, ma credo che la Roma del futuro dovrebbe essere una città in cui tutti possano sentirsi liberi di abitare, come sostiene Patrizia.

I miei diritti di uomo, di persona, di imprenditore che contribuisce all’economia di questa città e che cerca di rinnovarla sono uguali a quelli dei miei amici che hanno bambini, che lottano per le diverse abilità incomprese, degli anziani con le loro fragilità.

L’omosessualità non è un modo diverso di essere persona, di salire su un carro e indossare una parrucca travestiti a carnevale. Io ho la mia famiglia con Andrea che ho conosciuto sui banchi di scuola e ha reso la mia vita migliore, ma questo non centra nulla con il fatto che pago le tasse e ho avuto un’idea di impresa che oltre a far crescere me può far crescere la città dove vivo e che amo.

Ecco, io credo che per Patrizia, e me lo ha dimostrato, la parola integrazione non sia da usare solo per comodità elettorale. Se veramente riuscisse a diffondere la percezione positiva dell’altro, superando i meccanismi di stigmatizzazione delle diversità, se riuscisse a favorire percorsi di inserimento lavorativo, e le potenzialità imprenditoriali individuali, forse domani ci sarà qui fuori un ragazzo o una ragazza che non dovrà spostare le montagne che ho spostato io.

Un giovane che non dovrà annegare nella burocrazia e che dovrà essere orgoglioso di essere colto, non perché ha studiato, ma perché ha vissuto passando ogni giorno davanti al Colosseo e scendendo da Trinità dei Monti, intuendo cosa è la bellezza e il rispetto per essa. Un giovane che non dovrà soffrire per la sua sensibilità e dimostrare il doppio di un altro per essere ascoltato con serietà in un confronto business.

Il turismo è un’opportunità enorme per questa città e so che per molti, non per Patrizia, è difficile capire che con la cultura si mangia e si vive da secoli e si potrebbe vivere meglio se esaltassimo questa nostra grande ricchezza invece di fare sempre autocritica e piagnistei, se ci rimboccassimo le maniche per restaurare, pulire, promuovere, rispettare la nostra città come la nostra casa, in cima al mondo.

Il turismo gay friendly è un’opportunità ulteriore non una ghettizzazione. Nei miei sogni  vorrei che una coppia di ragazze o di ragazzi che prendono una camera in un albergo non vedessero affibbiarsi due letti singoli e fossero accolti da risatine sotto i baffi dai camerieri a colazione, cose che farebbero inorridire un parigino, un londinese, un newyorkese. Vorrei che nessun tassista o passante li guardasse con sospetto se si prendono per mano o se si scambiano un gesto d’affetto quando si rivedono all’aeroporto, perché quella coppia paga il taxi, mangia nei nostri ristoranti, compra nei nostri negozi e ha rispetto per tutto quello che noi disprezziamo: i nostri beni culturali, il nostro genio immenso, il nostro Made in Italy.

Vorrei che chi arriva qui non debba vergognarsi di amare. Vorrei che potesse godere in libertà di quello di cui noi tutti godiamo ogni giorno senza accorgerci della straordinarietà, del miracolo che rappresenta.

Alessio Virgili

 

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