lunedì, dicembre 11, 2017

Alessandro Fullin la prof tuscolana si è messa in cucina

Pomodori sull’orlo di una crisi di nervi 

Ovvero…

Intervista molto poco seria ad Alessandro Fullin

Di Letizia Strambialessandro_fullin

Per tutti è la professoressa di Zelig che insegna il tuscolano, per qualcuno l’esaminando nei surreali quiz del G Day di Geppy Cucciari, ma Alessandro Fullin è in realtà ben altro: un vulcano di idee e di ironia, con la fragilità e la dolcezza che solo taluni gay hanno. Quel garbo timido, tradito da una voce acutissima che gli ha risparmiato il coming out: “non ho avuto bisogno di dire che ero gay al mondo, già dall’asilo si ‘sentiva’ e mi invitavano a vestirmi da suora e non da Zorro”.

Ricorda forse la leggerezza di Paolo Poli, ma non ne ha ereditato la satira più indocile. Colto, si dedica prima di tutto alla scrittura, come se la tv fosse per lui uno strumento di amplificazione di espressioni più profonde. Ha firmato infatti un esilarante manifesto similfuturista sul Cabaret Difficilissimo: abolizione del tormentone, blindamento della quarta parete… Ma lui stesso sembra disattendere da sempre queste sue stesse regole. Probabilmente si aspettava che qualcuno lo mettesse alla prova con un ruolo drammatico (inevitabilmente doppiato da Francesco Pannofino).

Il suo ultimo sforzo è un manuale di gastronomia: “Pomodori sull’orlo di una crisi di nervi”. Forse ha intuito, dopo l’avvolgente romanzo “Ho molto tempo dopo di te” che gli italiani non amano leggere e le italiane leggono solo porno harmony dalle sfumature di grigio represse o i ricettari di Benedetta Parodi, che più o meno hanno la stessa popolarità. Oppure ha maturato la convinzione di voler diventare un sex symbol per i gay come Alessandro Borghese (da mangiare a morsi) o Carlo Cracco (da cui farsi mangiare a morsi dopo aver sbagliato una ricetta di Masterchef). Ma ci confessa invece che non è così: “Ho uno specchio bello grande in bagno, mi ha detto molte cose, chiacchieriamo spesso mentre mi metto la base giorno, ma mai che potrei essere un sex symbol”.

Non ci sono nemmeno reminiscenze infantili in questo amore per la cucina. “Mia madre mi diceva che avrebbe chiamato l’uomo nero se non finivo tutto quello che avevo nel piatto… Ancora lo aspetto con grandi speranze”.

Tra i suoi precedenti lavori un libro che rafforzava il successo del personaggio della professoressa di Zelig (Tuscolana), un manuale per gay (Come fidanzarsi con un uomo senza essere una donna), un romanzo alla Allende transgender (Ho molto tempo dopo di te), e ora ha avuto bisogno di aiuto per mettersi alla prova in cucina. Forse anche a lui è stato detto “però come lo cucina mia mamma…” ed è caduto nella trappola.

“La cucina – racconta – e un argomento che può regalare sorprese. Anche Piero della Francesca dipingendo un uovo in mezzo ad una tela ha cambiato la pittura dei suoi tempi”.

Cerchiamo di scavare nel suo passato e scoprire qualche feticcio, tipo un libro di Wilde, cui ha dedicato uno spettacolo(Chi ha ucciso Oscar Wilde?), un film di Almodovar, cui si è ispirato per il titolo di questo ricettario, la bacchetta della professoressa cattiva che l’ha tanto influenzato come la crudele signorina addetta alle risorse umane, o un video di Raffaella Carrà con i pantaloni a zampa di elefante che invoca “Luca” nella migliore tradizione gay, ma lui non confessa; ritroso si limita a dire: “Raffaella no. L’ho guardata quando ero piccolo poi ho smesso. Si arriva ad un’età in cui non appare cosi interessante contare i fagioli in una boule”.

Ci racconta che viaggia molto, soprattutto in Italia, “adoro le trattorie, le tovaglie a scacchi, i piatti bianchi, i bicchieri grossi di vetro: ho un po’ gli stessi gusti di Zia Molly in ‘Alla conquista del west’”.

Infine specifica, ove fosse ancora necessario, di non essere un comico “ma una missionaria” e se gli chiediamo se ha assolto alla sua missione nella vita, se gli manca qualcosa (o sente di avere qualcosa di troppo…) risponde: “una missionaria non finisce mai di lavorare. Di poveri (di spirito) è pieno il mondo…”.

 

fullin pomodoti

Alessandro Fullin, Pomodori sull’orlo di una crisi di nervi

La vera cucina gay italiana

 

con le ricette di Stefano Chiara

 

I gay cucinano o mangiano diversamente dagli eterosessuali? Naturalmente no, ma proprio da questo paradosso nasce l’idea di questo libro, il primo manuale gay che spiega come cucinare qualcosa di decente al proprio fidanzato, alla mamma di lui, alla vostra, agli amici che vi trovate in casa. Alessandro Fullin, da anni chef teatrale e letterario ironico e pungente, si allea con l’esperto di padelle Stefano Chiara per realizzare questo prezioso ricettario, con piatti assolutamente sperimentati, ma riletti in chiave camp e surreale. Bastano alcuni titoli per capire a quali vette può arrivare la cucina gay italiana: Coscette di pollo alla Kessler, Dieta Garbo, Banana Soraya, Invidia di piselli… E per non perdersi tra un Tacchino in foulard e una Faraona d’Egitto, un utile indice per distinguere un Piatto della Mamma da uno Per sedurre Lui, senza dimenticare i cocktail e una preziosa appendice con la ricetta dei biscotti per il chihuahua. Un nuovo modo quindi per trovarsi a tavola insieme a persone di ogni razza e sesso, gay, etero e metrosexual: che sia questo il prossimo traguardo della cucina «fusion»?

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