Alessandro Borghese Pop e Gentiluomo

 

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“Alla domanda, a scuola, su cosa volessi fare da grande, le mie risposte hanno spesso avuto toni vaghi: si è variato per un breve tempo verso la scelta di essere un giorno un valoroso pompiere fino ad arrivare al tenebroso ma coraggioso mangiafuoco”. Parte dal fuoco, non solo interiore, la carriera di chef di  Alessandro Borghese. Uno chef sui generis, ammirato dalla casalinga avanzata, dalla donna lavoratrice e dagli uomini poco esperti di cucina, ovvero da tutti coloro che non sopportano i “maestri”degli ingredienti irreperibili, o delle rivisitazioni che mettono la cioccolata nei broccoli.

E poi è pure bello, ma bello di una bellezza simpatica e pacioccona. Rassicurante e ironico, critico mai malevolo, affabulatore, sembra nato per essere ascoltato a bocca aperta e fiamma accesa. Figlio di Barbara Bouchet, icona della bellezza fine anni settanta, e dell’imprenditore Luigi Borghese. poteva fare qualsiasi cosa nella vita con questi fortunati natali. E invece racconta che “fuoco e cibo, stimolati dal mio naturale ottimismo, sono stati collocati nel modo migliore: semplicemente in una cucina”. A soli cinque anni la folgorazione: “C’è un preciso momento della mia infanzia, in cui ho mescolato nella testa, la parola fuoco con il verbo ‘mangiare’”. La sua vita personale è stata costellata da un girovagare che gli ha concesso un’apertura mentale di cui sono privi molti cuochi italiani e francesi. Nato a San Francisco ha vissuto e studiato a Roma che gli ha dato senz’altro quel carattere tipico del romano, sempre ottimista, burlesco anche di fronte alla sciagura, e aperto alle culture del mondo. A ciò si aggiunge la sua esperienza sulle navi da crociera che consente a chiunque di comprendere la varietà umana. Un’esperienza affascinante cui ritorna talvolta per dare a tutti lezioni di gusto. La chiusura di un cerchio che l’ha visto cuoco a Londra, San Francisco, Parigi, New York, Milano e Roma dove tuttora lavora in diversi ristoranti. Purtroppo è sposato felicemente, quindi non ci resta che sognarlo tra i fornelli e i due smeg bombati rossi, mentre raccoglie erbette dal suo orticello casalingo e balla a ritmi dance anni settanta-ottanta, facendo cascare ogni tanto mestoli e suppellettili, proprio come facciamo tutti noi chef di casa nostra. Un processo identificativo non voluto e per questo riuscito, che l’ha reso così popolare e accattivante da riuscire irresistibile, come una pastiera: complessa nella costruzione, primitiva negli ingredienti e ingenua all’apparenza.

 Letizia Strambi

 “Le navi da crociera sono state la mia casa. Un mondo fatto di tante storie. Di amori di una sera. Di ricette sbagliate. Di successi prelibati. Di incontri inaspettati. Di luoghi incredibili. Di sorrisi sinceri. Di racconti tra amici. Di sguardi con cui dividere la birra e la musica. Di notti sdraiato a letto con le mani dietro alla nuca, immaginando un giorno la lettura del menu di: Alessandro Borghese”.

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